Il report periodico della Regione FVG prevede un rallentamento dell’attività economica, causato essenzialmente dal perdurare dell’aumento dell’inflazione, legato ai prezzi delle materie prime e dell’energia, ma anche al clima di incertezza per la guerra tra Russia e Ucraina, che potrebbe rallentare l’effetto espansivo della ripresa sugli investimenti da parte delle imprese.
Le previsioni sul Pil vedono una crescita del +1,9% nel 2022, indicando una continua dinamicità positiva dell’economia territoriale, anche se con un valore inferiore a quello prospettato a metà aprile, e riflettendo una dinamica più contenuta della domanda interna e delle esportazioni.
Il 2021 si è chiuso con una crescita del Pil a valori reali del +7,0%, che riporta l’economia regionale ai livelli pre-crisi. L’aumento è superiore a quello registrato nel complesso in Italia (+6,6%) e in linea con quello registrato nella ripartizione Nord-Est (+7,1%).
La componente che fornisce il maggior contributo alla crescita è ancora quella degli investimenti: +4,7%. Sulle previsioni dei consumi delle famiglie, attesi in crescita del +2,3% nell’anno in corso, gravano le prospettive riguardanti l’inflazione, in sensibile aumento da luglio 2021. I valori di aprile evidenziano un rallentamento della corsa dei prezzi: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, rimane stabile rispetto al mese di marzo anche se l’aumento su base annua permane elevato (+6,4%). Come nei mesi precedenti, l’elevata inflazione è determinata prevalentemente dai prezzi delle divisioni di spesa che includono i prodotti energetici,
in particolare “abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+23,5%), che proprio nella componente “energia elettrica, gas e altri combustibili” registra l’aumento più consistente (+57,1% su base annua), e “trasporti” (+11,4%). Anche i prodotti alimentari segnano un marcato aumento: +7,5%. Se a valori correnti il reddito disponibile delle famiglie aumenterà quasi del 4%, l’andamento reale prefigura una flessione prossima al punto e mezzo percentuale (-1,4%) per l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie, in particolare quelle a basso reddito, per le quali l’aumento delle spese “incomprimibili” legate agli alimentari e alla casa peserà di più.
I redditi saranno sostenuti da una dinamica positiva del mercato del lavoro. L’occupazione si manterrà su livelli molto elevati, sfiorando valori prossimi al 70%. Le unità di lavoro totali aumenteranno del +1,8% spinte da una dinamica più favorevole nel comparto dei servizi (+2,6%); più contenuti gli aumenti nelle costruzioni (+1,8%) e nell’industria (+0,7%). In calo le unità di lavoro in agricoltura (-6,3%), un valore che segue un +3,0% dell’anno precedente. Il tasso di disoccupazione è previsto in calo al 5,0% (8,9% il valore medio nazionale). Per il 2023 il PIL e tutte le sue componenti ad eccezione della spesa pubblica sono previsti in crescita (+2,3%), anche grazie al contributo più solido della domanda estera (+3,0%). Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto dell’intera economia aumenterà complessivamente del +1,9% nel 2022; si rafforzerà ancor di più il contributo del comparto costruzioni (+10,3%), con un buon apporto anche da parte dei servizi (+2,5%). Per il 2023 tutti i settori economici sono previsti in crescita: +4,8% le costruzioni, +2,3% i servizi, +1,7% l’industria e +2,1% l’agricoltura.

 

Il mercato del lavoro

Nel 2021 le forze di lavoro di 15 anni e più sono state, in media, 541 mila di cui 510 mila occupati e 31 mila disoccupati. Gli inattivi tra i 15-64 anni si sono attestati a 210 mila; gran parte di essi (177 mila) sono persone che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare, 30 mila sono persone che non cercano lavoro pur essendo disponibili a lavorare, 2 mila cercano lavoro ma non hanno una disponibilità immediata a lavorare.
L’occupazione nel 2021 è tornata a crescere progressivamente nel corso dell’anno, dopo la fase acuta della pandemia. L’emergenza ha contribuito a rompere alcune rigidità presenti nell’organizzazione del lavoro, permettendo di lavorare da casa al 13,4% degli occupati, una quota che prima della pandemia era pari al 6,6%. Ciò può aver cambiato la percezione della propria realtà lavorativa, aumentando il livello di soddisfazione personale riguardo al lavoro svolto (dal 47,5% di soddisfatti prima della pandemia al 50,5% del 2021) e diminuendo la percezione di insicurezza dell’occupazione (dal 6,6% al 4,5%).
Un titolo di studio elevato assicura ancora una maggiore e continuativa presenza nel mercato del lavoro, ma non sempre garantisce un’adeguata qualità dell’occupazione tant’è che il 30,2% degli occupati svolge un’occupazione per la quale sarebbe sufficiente un titolo di studio inferiore.
L’occupazione. Il numero degli occupati tra 15 e 64 anni in FVG nel 2021 si è attestato in media sulle 495 mila unità, in aumento rispetto all’anno precedente (+0,8%) grazie soprattutto al buon andamento dell’economia a partire dal secondo semestre che ha fatto tornare l’occupazione a livelli anche superiori a quelli registrati prima della pandemia.
Il tasso di occupazione varia tra il 74,4% dei maschi e il 60,2% delle femmine (67,4% il valore totale) e tende a convergere all’aumentare del titolo di studio: tra coloro che posseggono una laurea o un titolo post-laurea il tasso varia tra l’87,4% dei maschi e l’81,4% delle femmine. Tra gli occupati di sesso maschile il 17,6% possiede un titolo di studio post-laurea; tra gli occupati di sesso femminile questa quota sale al 30,9%.
Nel complesso, l’occupazione femminile è cresciuta del +1,8%, quella maschile è rimasta stabile. Il settore che ha trainato la ripresa è quello dei servizi (+2,0%), in particolare commercio, ristoranti e servizi ricettivi (+4,2%).
A crescere in termini relativi è stata soprattutto l’occupazione indipendente: +1,8% rispetto al 2020, un fenomeno di cui si è già accennato in riferimento alle partite Iva. Peraltro queste posizioni sono cresciute in particolare nella componente del lavoro part-time (+17,0%). L’occupazione dipendente (412 mila unità) è rimasta costante nelle posizioni a tempo pieno (+0,1%) mentre è aumentata nelle posizioni a tempo parziale (+2,7%).
La disoccupazione. Il numero di persone in cerca di occupazione nel 2021 è pari a 31 mila unità, di cui 13 mila maschi e 18 mila femmine, un valore abbastanza stabile rispetto all’anno precedente. 6 disoccupati su 10 erano precedentemente occupati, 3 su 10 erano inattivi, 1 su 10 era senza esperienza lavorativa. Il numero di disoccupati è aumentato più per i maschi che per le femmine.
Il tasso di disoccupazione si è attestato al 5,8%, stabile rispetto allo scorso dato. Si tratta del quarto valore più basso a livello nazionale dopo quello del Trentino–Alto Adige, Veneto ed Emilia-Romagna. Anche la disoccupazione di lunga durata rimane abbastanza costante, attestandosi al 2,5%. Il tasso di disoccupazione varia tra il 7,5% di quello femminile e il 4,4% di quello maschile; per la disoccupazione di lunga durata il gap di genere è ancora più ampio: 3,6% quello femminile, 1,7% quello maschile. Il tasso diminuisce all’aumentare del titolo di studio posseduto, passando da un’incidenza pari al 7,6% per coloro che hanno il titolo di licenza media al 4,1% di coloro che hanno una laurea o un titolo post-laurea.